Consiglio superiore Sanità: vietare le sigarette elettroniche nelle scuole
Sulle sigarette elettroniche il Consiglio superiore di sanità (Css) ha espresso il suo parere. L'orientamento è quello di vietare l'e-cig nei locali pubblici equiparandola, come già avvenuto in Francia, alle tradizionali sigarette.
In modo particolare dovrebbe essere vietata nelle scuole, e particolari precauzioni andrebbero adottate per quelle categorie a rischio come le donne in gravidanza o in allattamento e i giovani.
Le indicazioni fornite dal Css al ministero della Salute sono quelle di istituire un osservatorio permanente che verifichi, attraverso attività di ricerca, i potenziali pericoli.
Oltre alla raccomandazione di mantenere l'attuale divieto alla vendita di e-cig contenenti nicotina ai minori di 18 anni, nel parere del Css c'è l'indicazione di inserire in etichetta indicazioni e prescrizioni.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha spiegato che ora "facciamo nostra la raccomandazione del Css". Sul possibile divieto nei locali pubblici il ministro ha spiegato alla trasmissione "Prima di tutto" su Radiorai che "Questa è una decisione che prenderemo in base all'evidenza scientifica: nella raccomandazione che arriva dal Consiglio già diciamo che venga mantenuto il divieto ai minori di 18 anni per le sigarette elettroniche con la presenza di nicotina".
Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di Ricerche farmacologiche Mario Negri, non ha alcun dubbio sulla validità del provvedimento adottato in Francia, che bandisce le sigarette elettroniche nei locali pubblici.
"Non ci sono dati controllati con test scientifici adeguati - spiega Garattini - che permettano di stabilire se la sigaretta elettronica sia in grado, in quale misura e per quanto tempo, di disintossicare dall'abuso del tabacco".
L'uso dell'e-cig è ormai diventato un fenomeno di massa, ma "non si sa con certezza quanta nicotina viene aspirata con la sigaretta elettronica", spiega Garattini.
Anche nel caso si utilizzino cartucce non contenenti nicotina ma solo aromi "non ci sono studi che attestino la sicurezza di questi composti, e gli eventuali danni a lungo termine", aggiunge l'esperto auspicando una regolamentazione rigida anche in Italia.
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